Uso della maiuscola – Ortografia – Lezione 40

Uso della maiuscola

Uso della maiuscola

Una volta l’uso della maiuscola seguiva delle regole abbastanza rigide, attualmente chi scrive ha una maggiore possibilità di scegliere quando usare l’iniziale maiuscola o minuscola.

L’uso dell’iniziale maiuscola si dà principalmente nei seguenti casi:

  • All’inizio di una frase dopo un punto fermo.

L’ltalia si è trasformata in 40 anni da un Paese di emigrazione a uno di immigrazione. L’ultima grande ondata emigratoria dall’Italia è terminata alla fine degli anni 60.

  • Dopo un punto interrogativo.

Ti è piaciuta la lezione di francese? Fammi sapere la tua opinione, è molto importante.

  • Dopo un punto esclamativo.

Che bella idea! Possiamo invitare anche Carlo e Luciana.

  • All’inizio del discorso diretto dopo i due punti.

Quando il professore entrò immediatamente chiese: “Avete fatto i compiti?”

  • Con i nomi propri di persone.

Claudio e Monica

  • Con i cognomi.

Claudio Moretti e Monica Cavallieri

  • Con i soprannomi.

il Taglialegna

  • Con i nomi di animali.

il cane Fido

  • Con i Personaggi immaginari.

Pinocchio, Biancaneve

  • Con i nomi di luoghi reali e immaginari:

Milano. Francia, Atlantide.

  • Con i nomi di queste religiose o civili:

Natale, Pasqua.

  • Con i nomi religiosi e con altri termini che li designano:

Dio, il Signore, la Vergine.

  • Con i nomi di divinità e di oggetti di culto di tutte le religioni:

Shiva, Budda, la Croce.

  • Con i nomi di enti di società e di squadre sportive:

la Juventus, la Croce Rossa.

  • Con i periodi storici e i secoli:

il Rinascimento, il Quattrocento.

  • Con i titoli di film, giornali, libri, opere d’arte:

la Gioconda, il Titanic.

  • Con gli abitanti di una città regione o stato:

i Torinesi, i Siciliani, gli Italiani.

  • eccetto quando si utilizzano come aggettivi:

tutti gli uomini italiani.

  • Nelle forme di cortesia: 

Professore, Le ho portato i Suoi libri.

  • Con i nomi di corpi celesti:

la Terra, Marte, Venere

Particolarità sull’uso della maiuscola.

Vi sono alcune particolarità riguardo all’uso della maiuscola, che bisogna ricordare. Vediamo quali sono.

  • i nomi porta ponte e palazzo devono essere scritti con la maiuscola quanto sono seguiti da un nome proprio:

Porta Susa, Ponte dei Sospiri, Palazzo Madama.

  • I nomi dei periodici quando sono composti da più parole, si utilizza la maiuscola solamente con la prima parola:

Corriere della sera.

  • In alcuni casi, la lettera maiuscola indica la popolazione antica:

I Romani conquistarono le città vicine.

  • e la lettera minuscola indica la popolazione moderna:

I romani guidano velocemente.

  • I nomi terra, sole e luna vanno scritti con la prima lettera minuscola quando sono utilizzati come termini generici:

Stanotte c’è una luna stupenda.

  • I nomi mare, fiume e monte si scrivono con la prima lettera maiuscola quando sono eseguiti dal nome geografico:

Mar Tirreno, Fiume Po, Monte Bianco.

  • I nomi piazza, viale, via, strada, vicolo, quanto sono seguiti da un nome proprio, possono essere scritti sia con la prima lettera maiuscola che minuscola:

Piazza di Spagna  /  piazza di Spagna.

Vi sono dei casi in cui la lettera maiuscola serve per distingue distinguere fra due parole uguali ma con significato differente:

Ascolta il mio consiglio!
Il Consiglio di Amministrazione della FIAT.
Che bella chiesa!
La Chiesa cattolica.
La borsa di Loredana
La Borsa valori.

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Il troncamento – Ortografia – Lezione 36

troncamento

Il troncamento

Il troncamento o apocope, consiste nell’eliminazione di una vocale o di una sillaba alla fine di una parola:

SIGNORE
GRANDE

sia quando si trova davanti a un’altra parola che comincia con una consonante, sia davanti a un’altra parola che comincia con vocale, senza mettere l’apostrofo:

Signor Vittorio
Gran uomo

eccetto con i seguenti verbi coniugati all’imperativo:

Sta’ attento!
Di’ qualcosa!
Fa’ colazione!
Da’ la mano!
Va’ piano!

o con la parola poco:

Un po’ di carne.

Il troncamento a volte è obbligatorio come nella frase:

Nessun amico. (non si può dire nessuno amico)

o facoltativo come nella frase:

Andare via. o  Andar via.

Il troncamento è obbligatorio con UNO (eccetto con le parole che cominciano con la lettera Z o S impura) e i suoi composti ALCUNO, NESSUNO e CIASCUNO:

Un amico.
Alcun modo.
Nessun imprevisto.
Ciascun ragazzo.

Il troncamento è obbligatorio con la parola BUONO:

Buon gusto!

Il troncamento è obbligatorio con le parole BELLO e QUELLO quando si trovano davanti a parole maschili che cominciano con consonante:

Bel cane.
Quel ragazzo.

Il troncamento è obbligatorio con i nomi SIGNORE, PROFESSORE, DOTTORE, INGEGNERE, CAVALIERE e SUORA:

Signor Antonio.
Professor Rossi.
Dottor Roberto.
Ingegner Bartoli.
Cavalier Mancini.
Suor Maria.

Il troncamento è facoltativo con le parole GRANDE, TALE e QUALE:

gran signore o grande signore
tal
personaggio o tale personaggio
qual misura o quale misura

Inoltre il troncamento avviene anche molte espressioni idiomatiche come per esempio:

Amor proprio!
Ben detto!
Ben fatto!
Fin qui!
In fin dei conti!
Mal di testa!

Bisogna fare attenzione che il troncamento non si può fare davanti alle parole che cominciano con s impura come STUDENTE, zeta come ZAINO, ps come PSICOLOGO e gn come GNOMO.

Bisogna inoltre ricordare che il troncamento deve avvenire sempre prima di una parola, Non può mai avvenire dopo:

BUON UOMO (corretto)  –  UOMO BUON (sbagliato)

non si può neanche praticare il troncamento con le parole plurali maschili o femminili come:

BUON PADRI (sbagliato)
BUON MADRI
(sbagliato)

Non bisogna dimenticare inoltre che le consonanti che precedono la vocale eliminata, solo possono essere: L, M, N e R

SOL LEVANTE
ANDIAM VIA
BUON GIORNO
VOLER BENE

Attenzione anche a scrivere la parola QUALE senza apostrofo quando è seguita dal verbo essere:

qual è (corretto)  –  qualè (sbagliato)

 

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L’elisione – Ortografia – Lezione 32

L'elisione

L’elisione

Quando una parola finisce per una vocale atona, cioè senza accento, ed è seguita da un’altra parola che comincia con una vocale, per evitare un suono faticoso e sgradevole l’ultima vocale della prima parola può essere eliminata e sostituita con un apostrofo che rappresenta la vocale caduta.

sott’occhio

questo procedimento si chiama elisione e non è sempre obbligatoria.

L’elisione è obbligatoria con gli articoli LO e LA davanti alle parole singolari che cominciano con una vocale. Come nelle frasi:

l’uomo
l’albero
l’amica

L’elisione è obbligatoria quando gli articoli sono uniti alle preposizioni per formare le preposizioni articolate come nelle frasi:

dell’università
all’estero
dall’Italia
nell’aula
sull’erba

L’elisione è obbligatoria con l’articolo indeterminativo UNA quando si trova davanti alle parole femminili, singolari che cominciano con una vocale. Come nella frase:

un’altalena

L’elisione è obbligatoria con gli aggettivi quello o quella e gli aggettivi bello o bella quando sono davanti a un nome singolare che comincia con una vocale. Come nelle fras;

quell’uomo
quell’informazione
bell’esempio
bell’amica

L’elisione è obbligatoria con l’avverbio CI davanti alle voci verbali che cominciano con la vocale E come:

c’è
c’è stato
c’erano
c’entra

L’elisione è obbligatoria con la parola santo e santa come

Sant’Antonio  Sant’Anna

Per finire L’elisione è obbligatoria anche in una serie di espressioni fisse come:

Senz’altro.
Mezz’ora.
Tutt’al più.
A quattr’occhi.
Pover’uomo.
D’ora in poi.
D’accordo.
Nient’altro.

Vi sono poi dei casi in cui l’elisione è facoltativa, quindi possiamo decidere se applicarla oppure no. In caso di dubbi, è meglio quindi non applicarla.

Gli incontri.
Gl’incontri.

L’elisione è facoltativa con gli articoli GLI e LE ma solo quando la parola che segue comincia con la vocale I o con la vocale E: 

Gli italiani
Gl’italiani
Le epoche
L’epoche

L’elisione è facoltativa con gli aggettivi ALCUNA, CIASCUNA, NESSUNA, BUONA, però solamente con le parole singolari femminili come:

alcuna amica  alcun’amica
ciascuna ora  ciascun’ora
nessuna ombra  nessun’ombra
buona anima  buon’anima

L’elisione è facoltativa con la preposizione DI con le seguenti parole:

di estate   d’estate
di intesa   d’intesa
di epoca   d’epoca
di oro   d’oro

L’elisione è facoltativa con le particelle pronominali MI, TI, SI, VI, NE, LO, LA, come nelle espressioni:

mi avvicinai    m’avvicinai
ti invidio    t’invidio
si incontrano    s’incontrano
vi aspetto    v’aspetto
ce ne erano    ce n’erano
lo invitai   
l’invitai
la amai    l’amai

L’elisione è facoltativa anche con gli aggettivi QUESTO, CODESTO, GRANDE, però solamente con le parole singolari. come nelle espressioni:

questo albero    quest’albero
codesta amica    codest’amica
grande uomo    grand’uomo

Vi sono anche dei casi in cui l’elisione non si può fare, per esempio con la preposizione DA eccetto alcuni casi come:

d’altra parte
d’ora in poi
d’allora

L’elisione non si può fare con la congiunzione SE eccetto davanti pronomi IO ed EGLI

se io
se egli

Non si elide neanche la particella CI quando si trova davanti a una parola che comincia per le vocali A, O, U, come nelle espressioni:

ci arrivo
ci offrono
ci uniscono

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Uso dell’accento nell’italiano – Ortografia – Lezione 28

Uso dell'accento nell'italiano

Uso dell’accento nell’italiano

Quando si leggono le parole in italiano, si pronuncia sempre una sillaba con maggior forza, mentre le altre vengono dette più debolmente:

REGOLA
FAVORE
RIPORTARE
INCOMPETENTE

Questa intonazione più forte si chiama accento tonico, la sillaba o la vocale su cui cade l’accento tonico si chiama tonica mentre le altre, che sono prive di accento, si chiamano atone a seconda della sillaba su cui cade l’accento tonico.

Le parole italiane si denominano tronche quando l’accento cade sull’ultima sillaba di una parola, come:

CIT
UNIVERSI
PERCHÉ

Si denominano piane quando l’accento cade sulla penultima sillaba, come nelle parole:

CANE
DOLORE
POMODORO

Si denominano sdrucciole quando l’accento cade sulla terzultima sillaba, come nelle parole:

SCIVOLO
PROMETTERE
RIPORTANDOLO

Si denominano bisdrucciole quando l’accento cade sulla quartultima sillaba, come nelle parole:

PORTAGLIELO
RISCRIVIGLIELA

Nell’italiano scritto si segna solamente l’accento sulle parole tronche, cioè quando cade sull’ultima sillaba, per le altre parole bisogna consultare il dizionario in caso di dubbio.

L’accento scritto viene denominato grafico ed ha tre forme: grave che va dall’alto verso il basso, acuto che va dal basso verso l’alto e circonflesso che non viene quasi più usato.

L’accento grave si utilizza su tutte le vocali, l’accento acuto si utilizza solamente sulle vocali E ed O.

Si usa l’accento grave sulle vocali E ed O quando hanno un suono aperto come nelle parole:

CIOÈ
CAFFÈ
MANGIÒ

Si usa l’accento acuto sulle vocali E ed O quando hanno un suono chiuso, come nelle parole:

PERCHÉ
VENTITRÉ
FINCHÉ

Quando gli accenti si utilizzano per indicare se il suono è aperto o chiuso, vengono denominati accenti fonici.

Vediamo ora quando bisogna scrivere l’accento grafico sulle parole:

  • Su tutti i bisillabi, Trisillabi e polisillabi quando sono tronchi. Come le parole:

VERITÀ
CITTÀ
UNIVERSITÀ

  • Sui seguenti monosillabi:

PIÙ
PUÒ
CIÒ
GIÀ
GIÙ
PIÈ
CHIÙ
SCIÀ

  • Sui monosillabi che hanno un doppio significato:
CHÈ = perché
= verbo
= giorno
È = verbo
= avverbio
= avverbio
= congiunzione
= pronome
= avverbio
= nome
CHE = pronome e congiunzione
DA = preposizione
DI = preposizione
E = congiunzione
LA = articolo
LI = pronome
NE = pronome e avverbio
SE = congiunzione
SI = pronome
TE = pronome
   

L’accento tonico può cambiare il significato di una parola a seconda della sillaba su cui cade. Vediamo alcuni esempi:

    ÀNCORA = sostantivo    ANCÒRA = avverbio.
BENÈFICI = aggettivo      BENEFÌCI = nome.
 LEGGÉRE = aggettivo      LÈGGERE = verbo.

Si può mettere l’accento anche sulle parole composte. Come per esempio;

TRE – TRENTATRÉ
RE – VICERÉ
BLU – ROSSOBLÚ
SU – QUASSÙ

Tutte le parole italiane hanno un accento tonico ma vi sono alcuni monosillabi che non hanno nessuna accento ma che per poter essere pronunciate devono appoggiarsi sulle parole seguenti e vengono denominate proclittiche. Possono essere degli articoli come nella frase UN PAZZO dove l’articolo UN si appoggia sulle lettere PA della parola seguente.

UN PAZZO

 

Possono essere delle preposizioni come nella frase DI CUI TI PARLAVO dove la preposizione DI si appoggia sulle lettere CUI della parola seguente.

DI CUI TI PARLAVO

Possono essere delle particelle pronominali come nella frase TI SCRIVO UNA LETTERA. Dove il pronome TI si appoggia sulle lettere SCRI della parola seguente.

TI SCRIVO UNA LETTERA

Possono essere delle particelle avverbiali come nella frase CI VADO DOMANI dove la particella CI si appoggia sulle lettere VA della parola seguente.

CI VADO DOMANI

Vi sono inoltre altri monosillabi senza accento tonico che si appoggiano sulle parole precedenti e vengono denominate enclitiche. Sono le stesse particelle pronominali, quando si fondono con il verbo da cui dipendono come nella frase: SCRIVIMI UNA LETTERA dove il pronome MI si appoggia sul verbo anteriore SCRIVI, o come nella frase: ANDIAMOCI DOMANI dove la particellaCI si appoggia sul verbo anteriore ANDIAMO.

SCRIVIMI UNA LETTERA
ANDIAMOCI DOMANI

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