Video sul Presente indicativo dei verbi Incoativi

Video sul presente indicativo dei verbi incoativi

Video interattivo per esercitare la coniugazione del presente indicativo dei verbi incoativi.

In questo video puoi ripassare ed esercitare la coniugazione del presente dell’indicativo dei verbi incoativi che usano la particella ISC prima della desinenza. Il video contiene un esercizio interattivo che ti permette non solo di ascoltare ma anche di mettere a prova quanto sai coniugare i verbi italiani. Prima vedrai un piccolo ripasso della coniugazione e poi comincia l’esercizio interattivo: vedrai un verbo all’infinito con un pronome soggetto, disponi di cinque secondi di tempo per provare a coniugare mentalmente il verbo, dopo di ché appare la soluzione perché tu possa controllare se quello che avevi pensato è corretto. Se sei un professore puoi usare liberamente questi video come complemento alle tue lezioni, se sei uno studente puoi usarli per rinforzare quello che stai imparando. Puoi trovare altri esercizi e attività interattive sul presente dell’indicativo dei verbi incoativi che usano la particella ISC facendo clic qui: ESERCIZI UL PRESENTE INDICATIVO DEI VERBI INCOATIVI 

 

Presente indicativo dei verbi incoativi. Verbi che usano la particella ISC

 

Video interattivi sulla coniugazione dei verbi

Come fare le domande – comunicazione – Lezione 21

Come fare le domande

Come fare le domande

In questa lezione impariamo come fare domande relative alle cose, alle persone, al tempo, alla posizione e alla causa.

Per fare domande si usano aggettivi, pronomi o avverbi che vedremo in maniera dettagliata nelle lezioni di grammatica italiana; per adesso limitiamoci a impararli a memoria, senza identificare la loro funzione.

Vediamo quali sono:

CHE (per fare domande  relative alle persone)
CHE o CHE COSA (per fare domande  relative a cose in generale) 
QUALE (per fare domande  relative a cose in generale) 
QUANTO (per fare domande  relative a quantità) 
DOVE (per fare domande relative a luoghi o a periodo di tempo)
PERCHÉ (per fare domande relative alla causa o al motivo)

In italiano una frase interrogativa usa solamente un punto interrogativo o punto di domanda alla fine della frase:

Come ti chiami?

Non si mette mai all’inizio della frase come si fa nello spagnolo:

(no) ¿Come ti chiami?

 

Per fare una domanda relativa a una persona si usa il pronome interrogativo CHI, facendo attenzione che questo pronome è invariabile quindi è uguale al maschile al femminile al singolare e al plurale. Vediamo alcuni esempi:

Chi è lui?  (maschile singolare)
Chi è lei?  (femminile singolare)
Chi sono loro? (maschile e femminile plurale)

Inoltre, se si riferisce a chi fa l’azione, usa sempre il verbo coniugato in terza persona al singolare:

Chi parla latino? (“parla” = terza persona singolare)
Chi viene al cinema? (“viene” = terza persona singolare)
Chi porta fuori il cane? (“porta” = terza persona singolare)

Un errore comune che si fa soprattutto all’inizio, è usare il verbo in terza persona plurale come in questa frase sbagliata:

Chi di voi studiano italiano?”

“Studiano” è la terza persona plurale che non si può usare. La domanda corretta sarebbe:

Chi di voi studia italiano?

Per fare domande relative alle cose in generale, si usano i pronomi interrogativi CHE o COSA. Questi pronomi si possono usare da soli o insieme CHE COSA. Per esempio possiamo fare una domanda relativa al cibo in tre maniere differenti:

1) Usando solamente il pronome che:

Che mangi?

2) Usando solamente il pronome cosa:

Cosa mangi?

3) Usando tutti e due pronomi uniti che cosa:

Che cosa mangi?

Vediamo alcuni esempi di domande relative alle cose in generale:

Di che nazionalità sei?
Che libro stai leggendo?
Che pasta stai cucinando?
Cosa porti da mangiare?
Cosa regali a tua sorella?
Cosa pensate di fare?
Che cosa stai facendo?
Che cosa ha detto il professore?
Che cosa significa la parola cane?

Il pronome o aggettivo quale viene usato principalmente per fare domande sulla qualità o sull’identità di qualcosa o di qualcuno. Vediamo alcuni esempi:

Quale camicia è la migliore?  (domanda relativa alla qualità)
Quali sono gli studenti del primo corso? (domanda relativa all’identità)
Quale pizza ti piace di più? (domanda relativa alla qualità)
Quale ministro è stato arrestato? (domanda relativa all’identità)

Generalmente si usa per fare domande relative sia a persone che a cose. Non ha genere per cui non cambia al maschile o femminile:

Quale libro hai letto?
Quale pizza hai comprato?
Quale attore ti piace di più?

Ma invece ha una forma diversa per il plurale:

Quali sono i libri più interessanti?
Quali sono le città più belle?
Quali sono i tuoi difetti?

Per fare domande relative alla quantità di persone o cose si usa l’aggettivo interrogativo quanto che varia sia in genere che in numero e quindi a quattro forme:

QUANTO (maschile singolare)
QUANTA (femminile singolare)
QUANTI (maschile plurale)
QUANTE (femminile plurale)

Vediamo alcuni esempi:

Quanto zucchero vuoi nel caffè? (maschile singolare)
Quanta acqua bevi al giorno? (femminile singolare)
Quanti studenti ci sono in classe? (maschile plurale)
Quante regole bisogna sapere? (femminile plurale)

L’aggettivo quanto può essere usato anche per fare domande relative alla dimensione, in questo caso non varia:

Quanto è alto tuo fratello?
Quanto è alta tua sorella?
Quanto sono alti i tuoi fratelli?
Quanto sono alte le tue sorelle?

Per fare domande relative a un luogo o una posizione si usa l’avverbio dove. Come tutti gli avverbi è una parte invariabile del discorso, quindi non varia in genere è in numero. Quando si usa il verbo essere in terza persona, perde l’ultima vocale e usa un apostrofo; al plurale questo non succede. Vediamo alcuni esempi:

Dov‘è la penna?
Dov‘è il quaderno?
Dove sono le matite?
Dove sono i libri?

Per fare domande relative a un periodo di tempo, si usa il verbo quando, che come l’avverbio dove non varia al maschile, al femminile, al singolare e al plurale:

Quando porti il libro?
Quando prepari la pizza?
Quando ci sono gli esami?
Quando cominciano le vacanze?

Per fare domande relative a una causa o un motivo si usano gli avverbi perché e come mai, l’uso corretto di uno o l’altro lo vedremo più avanti nel corso. La parola perché usa sempre l’accento acuto sull’ultima vocale, cioè che sale verso destra e non si divide mai la parola. Vediamo alcuni esempi:

Perché non viene alla festa?
Perché arrivi sempre in ritardo?
Perché l’acqua bolle a 100 gradi?
Come mai tua sorella sta piangendo?
Come mai parli così bene l’italiano?

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Come parlare al Bar – comunicazione – Lezione 37

Come parlare al Bar

Come parlare al Bar

In questa lezione vediamo quali sono le frasi di uso più comune da usare quando entriamo in un bar.

 

Come fare l’ordinazione

Per gentilezza è preferibile rivolgerci al barista usando la forma formale. Se il barista è occupato, possiamo chiamare la sua attenzione con le frasi:

 

Mi scusi! Vorrei ordinare.

Per fare l’ordinazione possiamo nominare direttamente il prodotto che vogliamo consumare:

 Un caffè per favore.

O possiamo usare la parola vorrei prima del prodotto:

Vorrei un caffè per favore.

Occorre fare attenzione a non usare la parola voglio che non è gentile, infatti si sentirebbe scortese la frase:

Voglio un caffè per favore.

Altre frasi che si possono usare sono:

 Mi fa un caffè per cortesia?
Mi dà un caffè per favore?

 

Cosa dire per pagare

Quando vogliamo pagare possiamo dire:

Quant’è?
Quant’è in tutto?
Quanto devo?
Quanto pago?

Quando diamo il denaro possiamo dire:

 Prego tenga!
Ecco a lei!

Se vogliamo, possiamo lasciare la mancia. La mancia è una piccola somma di denaro che regaliamo al barista per il servizio offerto, normalmente come mancia si lascia il resto, quindi possiamo dire:

Tenga pure il resto!
Il resto mancia!

Come rispondere a un ringraziamento

Quando il barista ringrazia, possiamo rispondere:

 

Di niente!
Di nulla!
Grazie a lei!
Prego!
Non c’è di che!
Si figuri!

 

Come invitare una persona al bar

Vediamo ora quali sono le frasi più usate per offrire qualcosa al bar in maniera informale e formale. Se invitiamo un amico possiamo dire:

Ti va a qualcosa al bar?
Prendi un caffè?
Ti offro un caffè?
Che ne dici di un caffè?
Vuoi un caffè?

Se invitiamo una persona in maniera formale, invece dobbiamo dire:

Le va a qualcosa al bar?
Prende un caffè?
Le offro un caffè?
Che ne dice di un caffè?
Vuole un caffè?

Possiamo notare che le differenze fra la forma formale e la forma informale sono minime:

  • ti si cambia con Le
  • prendi si cambia con prende
  • dici si cambia con dice
  • vuoi si cambia con vuole

Ci sono anche delle frasi che possiamo usare sia formalmente che informalmente:

Prendiamo qualcosa al bar?
Prendiamo un caffè?

 

Come accettare o rifiutare l’invito

Se vogliamo accettare l’invito possiamo dire:

Sì volentieri!
Buona idea!
Con piacere!

se vogliamo rifiutare, cioè non accettare l’invito, possiamo dire:

No grazie! L’ho appena preso.
Mi dispiace ma l’ho appena preso!
Grazie oggi no! Magari un altra volta,
No grazie! Sto bene così.

Come comportarsi all’interno del bar

Una volta dentro al bar, possiamo chiedere alla persona che abbiamo invitato:

Allora! Che cosa prendi? (informalmente)
Allora! Che cosa prende? (formalmente)

Per rispondere possiamo dire:

Prendo…
Vorrei…
Preferisco…

Quando il barista o la barista ci chiede:

Buongiorno! Che cosa prendete?

Per fare l’ordinazione possiamo dire:

Per me un caffè e per lui un cappuccino.
Io prendo un caffè, lui invece prende un cappuccino.

Se vogliamo pagare noi il conto, possiamo dire:

Offro io non ti preoccupare. (in maniera informale)
Offro io non si preoccupi. (in maniera formale)

Ascoltiamo ora un dialogo complete fra due amiche che vanno a prendere qualcosa al bar:

  • Ciao Laura, come va?
  • Bene grazie e tu?
  • Non c’è male! Prendiamo qualcosa al bar?
  • Sì, volentieri.

— NEL BAR —

  • Scusi! Vorremmo ordinare.
  • Buongiorno. Che cosa prendete?
  • Allora… Che cosa prendi luigi
  • Ma! Io vorrei un cappuccino.
  • E da mangiare non prendi niente?
  • Sì grazie! Un cornetto alla crema.
  • Per me invece un’aranciata e un panino al salame.
  • Allora… Un cappuccino con un cornetto e un’aranciata con un panino al salame. Ve li porto subito.

— FINITO DI MANGIARE —

  • Scusi! Quant’è in tutto?
  • No, lascia stare! Oggi offro io.
  • Va bene, grazie!
  • Sono 8 euro e 50.
  • Ecco a Lei! Tenga pure il resto.
  • Grazie mille!
  • Si figuri! Grazie arrivederci!

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Parlare degli orari – comunicazione – Lezione 33

Parlare degli orari

Parlare degli orari

Parlare degli orari è differente a dire l’ora, infatti quando diciamo l’ora ci riferiamo al momento in cui ci troviamo, mentre quando parliamo dell’orario ci riferiamo all’ora che comincia o finisce una determinata attività o alla sua durata.

Dire l’oraParlare degli orari

Parlare  dell’orarioParlare degli orari


La regola è molto simile a quella vista per dire le ore, la unica differenza è che dobbiamo sostituire il verbo essere per la preposizione A

Davanti alle parole mezzogiorno e mezzanotte si usa la preposizione A senza l’articolo

A MEZZOGIORNO
A MEZZANOTTE

Davanti all’ora UNA, dobbiamo unire la preposizione A all’articolo L’ con apostrofo, convertendola nella preposizione articolata ALL’

ALL’UNA

Davanti a tutte le altre ore, dobbiamo unire la preposizione A con l’articolo determinativo LE convertendolo nella preposizione articolata ALLE

ALLE DUE
ALLE QUATTRO
ALLE QUATTORDICI

Anche nelle domande dobbiamo usare la preposizione A, vediamo alcuni esempi:

A che ora comincia la lezione? Comincia all’una.

Nella frase anteriore, possiamo notare che stiamo usando il verbo comincia in terza persona singolare perché si riferisce a una cosa singolare: la lezione. Di conseguenza anche nella risposta, il verbo deve essere coniugato in terza persona singolare.

Se invece di una sola lezione ci riferiamo a più elezioni, allora sia nella domanda che nella risposta dobbiamo usare il verbo coniugato in terza persona plurale

A che ora cominciano le lezioni? Cominciano all’una.

Vediamo un altro esempio è con il verbo iniziare:

A che ora inizia il film? Inizia alle 20 e 30

nell’esempio anteriore, la preposizione articolata ALLE viene usata perché ci riferiamo a un’ora plurale.

Se vogliamo fare una domanda riguardo alla fine di un’attività possiamo usare il verbo finire o il verbo terminare come in questa frase:

A che ora finiscono gli esami? Finiscono alle 15:30.
A che ora termina la conferenza? Termina a mezzogiorno.

Un altro esempio è con i verbi aprire e chiudere quando parliamo di un’attività commerciale:

A che ora apre la farmacia? Apre all‘una.
A che ora chiudono i negozi? Chiudono alle 19.
A che ora finiscono gli esami? Finiscono alle 15:30.
A che ora termina la conferenza? Termina a mezzogiorno.

Occorre prestare attenzione che quando i verbi cominciare, iniziare, finire e terminare si riferiscono a un azione, dobbiamo usare la preposizione A con i verbi iniziare e cominciare e dobbiamo usare la preposizione DI con i verbi finire e terminare:

A che ora cominciano a spiegare la lezione? Cominciano all‘una.
A che ora cominciamo a cenare? Cominciamo a cenare alle venti e trenta.
A che ora finite di fare i compiti? Finiamo di fare i compiti fra mezz’ora.
A che ora termina di esporre la presentazione? Termina di esporre la presentazione fra cinque minuti.

Se dobbiamo parlare sia dell’ora che inizia che dell’ora che finisce una determinata attività, invece di usare il verbo aprire e il verbo finire come in questa frase:

La farmacia apre alle nove e chiude all’una.

possiamo usare la forma:

La farmacia apre dalle nove all’una.

Per poter usare questa forma dobbiamo usare la preposizione DA per riferirci alla prima ora e la preposizione A per riferirci alla seconda ora.

Vediamo come cambia la preposizione DA davanti agli articoli.

davanti alle parole mezzogiorno e mezzanotte si usa la preposizione DA:

La pausa pranzo è da mezzogiorno alle due.

davanti alla parola una si usa la preposizione articolata DALL’ con l’apostrofo:

Faccio i compiti dall’una alle tre.

davanti a tutte le altre ore si usa la preposizione articolata DALLE:

A che ora aprono i supermercati? Aprono dalle otto alle venti.

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Chiedere e dire l’ora – comunicazione – Lezione 29

Chiedere e dire l’ora

Chiedere e dire l’ora

Per chiedere l’ora in italiano si usano principalmente due frasi:

Che ora è?
Che ore sono?

Se vogliamo usare la prima forma, occorre fare attenzione che la parola ORA deve finire con la vocale A e il verbo deve essere coniugato in terza persona singolare, se invece vogliamo usare la seconda forma la parola ORA deve finire con la vocale E e il verbo deve essere coniugato in terza persona plurale.

Vediamo ora alcune frasi che possiamo usare se vogliamo chiamare l’attenzione di una persona a cui chiedere l’ora in maniera cordiale o formale:

Scusi, sa che ora è?
Scusi, sa che ore sono?
Mi sa dire l’ora per favore?
Mi può dire l’ora?
Mi potrebbe dire che ore sono?
Sa per caso che ore sono?

Se vogliamo dire le stesse frasi in maniera amichevole o informale, possiamo dire:

Scusa, sai che ora è?
Scusa, sai che ore sono?
Mi sai dire l’ora per favore?
Mi puoi dire l’ora?
Mi potresti dire che ore sono?
Sai per caso che ore sono?

Rispondere a queste domande per dire l’ora è un po’ più complesso, perché occorre ricordare alcune regole. Vediamo quali sono:

  • tutte le ore ad eccezione dell‘una sono considerate di genere femminile, quindi tutte le ore devono usare l’articolo determinativo femminile plurale LE ed il verbo essere coniugato in terza persona plurale SONO

Sono le due.
Sono le quattro.
Sono le nove.

  • l’unica ora che è differente è l’una che per essere singolare deve usare l’articolo determinativo L’ con l’apostrofo e il verbo essere coniugato in terza persona plurale È 

È L’ UNA

  • i minuti che seguono l’ora si indicano con i numeri da 1 a 60 ma la parola minuti non si dice e occorre fare attenzione ad aggiungere la vocale E fra l’ora e i minuti come in questi esempi:

È l’una e dieci.
Sono le due e cinque.
Sono le sei e venti.

  • A partire dai 40 minuti in poi si usa una frase differente: si possono togliere i minuti che mancano all’ora che segue, usando la parola meno

12:50 = È l’una meno dieci.
3:40 = Sono le quattro meno venti.
8:55 = Sono le nove meno cinque.

Per suddividere le ore in 15 30 e 45 minuti si può fare in modi differenti:

  • con i 15 minuti possiamo dire:

Sono le due e quindici. 
Sono le due e un quarto.

occorre fare attenzione a non dimenticare l‘articolo indeterminativo un prima della parola quarto, infatti è comune al principio ascoltare alcuni studenti che dicono in maniera sbagliata:

Sono le due è quarto. (forma sbagliata)

  • con i 30 minuti possiamo dire:

Sono le due e trenta.
Sono le due e mezzo.
Sono le due e mezza.

 

  • con i 45 minuti ci sono tre forme differenti di dirlo:

Sono le due e quarantacinque.
Sono le due e tre quarti.
Sono le tre meno un quarto.

Come abbiamo visto tutte le ore hanno bisogno dell’articolo determinativo, fanno eccezione a questa regola le parole mezzogiorno e mezzanotte le quali si dicono senza usare l’articolo e coniugando il verbo essere in terza persona singolare

È mezzogiorno.
È mezzanotte.

Tutte le regole viste finora si riferiscono all’italiano di tutti i giorni, dove si usano solamente le 12 ore e dopo si ricomincia da capo. Nelle comunicazioni al pubblico come per esempio: negli orari dei treni e degli aerei, nelle notizie radiofoniche o televisive, vengono usate le 24 ore per evitare confusione ed essere più precisi, quindi ogni ora può essere espressa in due forme differenti:

Chiedere e dire l’ora

Con le ore dalle 13 alle 24 non si possono usare le parole quarto, mezza e neanche meno, bisogna dire i numeri senza nessuna variazione, per cui sarebbe sbagliato dire:

Chiedere e dire l’ora

ma bisogna dire:

Chiedere e dire l’ora

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Saluti e convenevoli – comunicazione – Lezione 25

Saluti e convenevoli

Saluti e convenevoli

Quando incontriamo una persona, dopo averla salutata normalmente passiamo ai convenevoli, cioè alle manifestazioni convenzionali di cortesia. Vediamo quali sono le domande di uso più comune.

Quando incontriamo un amico possiamo usare la frase “come stai” facendo attenzione a usare la vocale i al finale del verbo:

Ciao Roberto! Come stai?

Quando invece incontriamo una persona con la quale non abbiamo un rapporto di amicizia e vogliamo usare la forma formale, possiamo usare la frase “come sta” facendo attenzione a usare la vocale a alla fine del verbo:

Buongiorno signor rossi! Come sta?

Se le persone che incontriamo sono più di una, allora possiamo usare la frase “come state” facendo attenzione a usare la vocale finale e alla fine del verbo:

Ciao ragazzi! Come state?
Buongiorno! Come state?

Se alla persona che incontriamo, vogliamo fare una domanda relativa ad altre persone, allora dobbiamo usare le frasi “come sta” se ci riferiamo una persona e “come stanno” se ci riferiamo a più persone:

Ciao Roberto! E tua moglie come sta (saluto informale)
Ciao Roberto! Come stanno i tuoi genitori?  (saluto informale)
Buongiorno signor Rossi! E la signora come sta?  (saluto formale)
Buongiorno signor Rossi! Come stanno i Suoi figli?  (saluto formale)

La domanda “Come va?” può essere usata sia formalmente che informalmente, sia con una persona che con più persone:

Ciao Roberto! Come va?
Buongiorno signor Rossi! Come va?
Ciao ragazzi! Come va?

Occorre fare molta attenzione a non cambiare l’ultima vocale che deve essere sempre la vocale a, infatti è molto comune sentire gli studenti principianti che salutano in modo sbagliato con la frase:

Ciao! Come vai? (saluto sbagliato)

Se vogliamo manifestare più interesse verso le persone al momento di salutarle, possiamo aggiungere la frase “che piacere” ai convenevoli. Vediamo alcuni esempi:

Ciao Roberto, che piacere rivederti! Come stai?
Buongiorno signor Rossi, che piacere rivederLa! Come sta?
Ciao ragazzi, che piacere rivedervi! Come state?

Ci sono, inoltre, delle domande che vengono usate con le persone con le quali abbiamo molta confidenza e che quindi non è consigliabile usarle in un incontro formale. Vediamo alcuni esempi:

Com’è?
Tutto bene?
Tutto a posto?
Come va la vita?
Come te la passi?
Come andiamo?

Vediamo ora come rispondere a questi convenevoli, ricordando che nelle situazioni formali per motivi di gentilezza dobbiamo sempre rispondere affermativamente, anche se stiamo male. La risposta più comune è “Bene grazie!“, facendo attenzione di concludere il saluto con le domande “E tu?” se rispondiamo un amico, E Lei?” se rispondiamo in maniera formale,E voi?” se rispondiamo a più persone:

Ciao Roberto, come stai? Bene grazie, e tu?
Buongiorno signor Rossi, come sta? Bene grazie, e Lei?
Ciao ragazzi, come state? Bene grazie, e voi?

Un’altra risposta molto usata in qualunque situazione, sia formale che informale, è: “Non c’è male!

Ciao Carla, come va? Non c’è male, grazie! E tu come va?
Buongiorno signora Rossi, come sta? Non c’è male, grazie! E Lei come sta?

In situazioni di particolare confidenza, possiamo usare anche le seguenti espressioni:

Abbastanza bene!
Tutto a posto!
Non mi lamento!
Si tira avanti!
Tutto ok!

Se vogliamo dare un tono di rassegnazione possiamo usare queste espressioni:

Così così!
Non troppo bene!
Dài!
Si tira avanti!
Finché dura!

Se vogliamo intensificare in senso positivo la nostra risposta possiamo dire:

Magnificamente!
Splendidamente!
A gonfie vele!

Se vogliamo intensificare in senso negativo la nostra risposta invece dobbiamo dire:

Male!
Malissimo!
Da cani!
Di peste!

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